01 settembre 2008

INCHIESTA E’ BOOM PER LE AGENZIE PRIVATE CHE CONTROLLANO GLI ADOLESCENTI
QUANDO MAMMA E PAPA’ FANNO SPIARE I FIGLI

Sempre più genitori si rivolgono agli investigatori

Cosa fanno i giovani fuori casa?
Una domanda che si pongono
migliaia di famiglie. Che li fanno
seguire da una “spia”. Cronaca
di una tendenza in crescita
costante che rivela, dicono gli
esperti, un fallimento educativo

da Firenze Alessandra Gavazzi

Era un tenero frugoletto fino a qualche mese fa. Oggi è un adolescente distante. Esce a tutte le ore, non si sa quando torna, cosa fa, chi frequenta. Una situazione difficile, alla quale molti genitori non sono preparati. Serve un aiuto esterno. Non un insegnante o uno psicologo. Ma un detective.
Ebbene sì, il supporto sempre più richiesto dalle famiglie italiane è quello di un’agenzia investigativa, che segua il ragazzo o la ragazza nei suoi spostamenti. E che, dopo pedinamenti e fotografie, documenti il tutto agli adulti. «E’ un fenomeno in crescita costante», assicura Genuario Pellegrino, presidente di Federpol, la più importante associazione di categoria in Italia. «Negli anni settanta, i genitori facevano fare i controlli sui pretendenti delle figlie. Da dieci anni hanno cominciato a rivolgersi a noi per controllare i giovanissimi. Ma l’ultimo anno è un autentico boom». Quale tipo di clientela si rivolge a un investigatore? «Di solito», spiega Pellegrino, «di buon livello sociale e culturale. Ma purtroppo è un fenomeno sempre più trasversale».
E le agenzie specializzate, secondo i dati della Camera di commercio, sono raddoppiate: è il caso della Lombardia, dove si è registrato +106,9 per cento, e della Campania, dove addirittura la crescita degli “‘007” privati ammonta al 124,4 per cento. Già, ma come agisce un investigatore? «E'fondamentale capire se il genitore agisce nell’interesse del ragazzo oppure per ansia personale», dice Alberto Paoletti, titolare di Informark Investigazioni a Firenze e presidente di Federpol Toscana. «Ricordo una madre che lamentava una scarsa comunicazione con la figlia di 20 anni, che era già fuori di casa. La seguimmo: era una giovane come tante, solo ossessionata da una genitrice invadente», dice. «Su mandato firmato dal genitore, cominciamo a operare. Ci facciamo dare una descrizione delle abitudini del figlio, i suoi riferimenti e una foto. E anche i dati degli amici che frequenta più assiduamente. Ma spesso facciamo analizzare anche gli scritti e i disegni del ragazzo, per capire se ha davvero dei problemi. Il dramma più diffuso? L’alcolismo e il consumo di droga per i maschi, una sessualità “esagerata” per le ragazze, che però sono in minoranza rispetto ai maschi problematici. In molti sono anche attratti da sette o gruppi pseudo-religiosi». E il dottor Paoletti descrive le tecniche del bravo detective. «I miei “agenti” sono giovani. Altrimenti non potrebbero mimetizzarsi. E le donne sono le più brave: riescono a “infiltrarsi” nelle compagnie con naturalezza. La tariffa? Dalle 40 alle 70 euro all’ora. Bisogna seguire il giovane per almeno tre o quattro fine settimana. Alla fine si produce un dossier con foto e una relazione che viene consegnata a mamma e papà». E a quel punto scatta il dramma. «Non sempre. A volte il ragazzo vuole solo un po’ di libertà. Come quel ragazzino di Livorno che era scappato da casa: non per drogarsi, ma per andare a lavorare in un villaggio turistico all’isola d’Elba».
Perché in effetti, per i genitori, i ragazzi sono un pianeta misterioso. «Ed è così che i giovani perdono completamente la fiducia nei confronti degli adulti». E’ il parere di Miriam Tomponzi, figlia d’arte e titolare dell’omonima agenzia. «I genitori  che vengono da me per far seguire la prole sono quadruplicati negli ultimi 3 anni» Quali le maggiori preoccupazioni? «Le nuove paure degli adulti sono i rave e il bullismo, in aumento anche nelle scuole più esclusive». E la tecnica della signora Tomponzi è ormai un metodo. «Per prima cosa stiliamo un profilo psicologico del giovane. Il ragazzo va studiato in ogni suo comportamento da almeno due persone».
C’è un caso che le è rimasto in mente? «Un ragazzo di Torino. A 17 anni si comprava di continuo oggetti tecnologici molto costosi e il padre, un negoziante, si era allarmato. Aveva ragione: il figlio era diventato “capobanda” di un gruppo che rivendeva droghe leggere nelle scuole più elitarie della città e ricettava motorini rubati. Soffriva perché era minuto, molto magro e voleva essere considerato dai coetanei. Era il suo modo per ottenere rispetto, anche se i genitori gli avevano insegnato tutt’altro». Un fatto allarmante e purtroppo non isolato. «Per le femmine la situazione è altrettanto grave. Come una 14enne di Roma che all’uscita da scuola si faceva venire a prendere dal “fidanzato”, molto più grande di lei. Alla mamma diceva di andare in biblioteca a studiare, ma tornava sempre con una borsetta o una maglia firmata». Per quanto tempo va osservato il giovane? «In un fine settimana si capisce che tipo è. In sette giorni abbiamo un quadro più completo». Il costo va dai 2 mila ai 5 mila euro.
«C’era un padre che si vestiva da “rapper” per parlare con il figlio», dice il detective Restino
Soldi che hanno sborsato anche gli oltre 8 mila familiari che nel 2007 si sono rivolti a Antonio Restino, a capo della A-Zeta Investigazioni di Napoli. «Oggi è difficile riconoscere il problema degli adolescenti: sanno come non farsi “beccare” con i postumi di un’ubriacatura o dopo l’assunzione di una pasticca», racconta. Quali sono i disagi che scopre più spesso durante le sue indagini? «Nella mia regione le tendenze sono due: la fuga da casa, soprattutto se il genitore è un professionista di successo, e l’evasione della frequenza scolastica fin dalle scuole medie. Li pediniamo per 4 giorni, al costo di 500 euro al giorno». E anche Restino conferma la predilezione per le detective donne. «Destano meno sospetti. E poi le mini telecamere si nascondono facilmente in una borsetta o nel rossetto», spiega. Non sempre il problema nasce dall’indifferenza dei genitori. «Mi colpì un padre che per comunicare con il figlio si vestiva come lui. Era un bancario in giacca e cravatta, ma si metteva in pantaloni larghi, orecchini e persino un tatuaggio finto. Cercava di stabilire un contatto con lui, ma poi siamo subentrati noi. La famiglia del 2000 funziona anche così. Con l’aiuto di una spia. «Spesso il figlio trascurato prende strade sbagliate», conclude Miriam Tomponzi. «Una partita di calcio o una gita in barca tutti insieme sembrano banalità, ma possono aiutare. Anzi, molti dei miei ex “spiati” alla fine sono venuti a lavorare con me».
Alessandra Gavazzi


3005
NUMERO DELLE AGENZIE PRIVATE IN ITALIA

509
LE AGENZIE IN LOMBARDIA (RISPETTO AL 2000 SONO CRESCIUTE DEL 106,9 %)


Le città più controllate d’Italia

CITTA’               NUMERO
                   DI AGENZIE                                     
Milano                  278
Napoli                  212
Roma                   147
Torino                  92
Bari                      88
Catania                 84
Foggia                  67
Genova                 59
Venezia                 58
Firenze                  55


LA SOCIOLOGA CHIARA SARACENO

«Genitori impotenti e figli troppo liberi»
«I genitori non conoscono davvero i figli: è sempre stato così. Chiedere l’aiuto di un investigatore però è una mancanza totale di fiducia nel ragazzo ed è l’altra faccia di un’apparente totale libertà», spiega Chiara Saraceno (nella foto sotto), sociologa della famiglia e docente universitaria. «Si è abbassata l’età in cui i giovani hanno una vita propria. Padri e madri hanno maggiore consapevolezza dei rischi legati alle “cattive compagnie”. Così si rivolgono a un detective. «Significa che hanno perso ogni possibilità di dialogo, sono impotenti di fronte a qualcuno che, anche se hanno partorito, è del tutto sconosciuto». Cosa si sente di consigliare allora? «Bisogna dare ai bambini gli strumenti per “auto proteggersi” dalle scelte sbagliate». Dar loro fiducia, insomma. «Conoscere un figlio significa non solo sapere se è un delinquente, ma come sta, cosa desidera per sé. E sarebbe un disastro se un giorno il ragazzo venisse a scoprire che mamma l’ha spiato».

IL PARERE DELL’AVVOCATO
Ma con i maggiorenni attenti alla privacy
Fino a che punto è lecito infrangere la sfera di intimità? Del ragazzo? «Ci vuole sempre molta cautela», dice l’avvocato Salvatore Frattalone, consulente giuridico per la privacy di Federpol. «Non tutto è lecito, anche se il limite è molto “fluido”: dipende dal caso». Se il ragazzo ha meno
di 18 anni è sotto la podestà genitoriale. «Se l’investigatore privato riceve un mandato firmato dai genitori ha ampio margine di “manovra”, spiega l’avvocato. «Tra i doveri della podestà, infatti, c’è anche la verifica della crescita corretta della prole. La raccolta di informazioni però non deve essere troppo invasiva o sproporzionata. I filmati e le foto possono riprendere solo ciò che è visibile dall’occhio umano (senza dispositivi particolari) e in un luogo pubblico». E se il ragazzo è maggiorenne? «La situazione è delicata perché in teoria il genitore non può più controllarlo. Io faccio distinzione tra chi vive ancora con mamma e papà e chi è già fuori casa e quindi dovrebbe essere più libero. Ma se l’erede compie atti che potrebbero mettere in pericolo il patrimonio familiare o la sua salute, allora il padre può comunque chiedere l’intervento di un detective di seguirlo».