21 Gennaio 2001

Con l’entrata in vigore della legge 397 gli investigatori diventatno una sorta di “polizia giudiziaria privata”
E Paul Drake entra in scena
Il presidente della Federpol spiega gli aspetti positivi e negativi della nuova disciplina


 
Claudia Aldi

FIRENZE – Loro sono pronti. Pronti a entrare in scena. A diventare quella sorta di “polizia giudiziaria privata” che da ora in poi, dopo l’entrata in vigore della legge 397/2000 che ha dato il via alla disciplina delle indagini difensive, potrà affiancare gli avvocati per ricercare indizi, scoprire nuove prove, fare indagini e ascoltare testimoni. Sono pronti, insomma, a diventare in carne e ossa Paul Drake, l’investigatore privato che aiuta il penalista Perry Mason a risolvere i suoi casi di fronte ai giudici.
“Anche se la realtà è ben diversa dal film – spiega Francesco Spazioni della Velox – e sul campo ci sono grossi problemi. Non è così tutto facile come sembra nelle finzioni e anche i rischi sono maggiori. Però siamo molto soddisfatti di questa legge”.
“Soddisfatti della legge e della responsabilizzazione dell’avvocato – puntualizza Alberto Paoletti della Informark e presidente regionale della Federpol – ma ora, per lavorare bene, c’è bisogno innanzitutto di parlare un linguaggio comune. Gli avvocati non hanno una cultura investigativa e noi abbiamo bisogno di una maggiore informazione giuridica. Solo attraverso dei corsi di formazione impareremo a parlare la stessa lingua e nessuno avrà così timore di affacciarsi sulla nuova scena”. La Regione Toscana, prima in Italia, nel 1988 captò l’importanza di questa grossa rivoluzione e recepì il suggerimento della Federpol a istituire corsi di formazione per investigatori privati. “Ci siamo dati da fare anche autonomamente – continua Alberto Paoletti – perché capimmo che la materia era scottante e il rischio, per noi, era di restare stritolati tra pm e avvocati. La soluzione, dunque, è l’innalzamento della cultura tecnica degli investigatori e il rilascio delle licenze con esame di ammissione. Attualmente – spiega – non c’è nessuna barriera all’ingresso della nostra professione, se non un articolo di una legge del 1931”. La Federpol, nel frattempo, sta lavorando insieme all’ufficio del Garante per la stesura di un proprio codice deontologico e mira a specializzarsi sempre di più. “questa novità non è un giochino con cui divertirsi, ci si può fare male – avverte il presidente della Federpol – Non possiamo scherzare né sulla nostra pelle né su quella delle persone che sono finite nei guai con la giustizia. E’ come un laboratorio di ricerca, dove si rischia molto e bisogna fare delle analisi molto molto attente e precise. Per questo ritengo che in futuro si dovranno fare pull di investigatori per lavorare a questo o a quel caso. Sperando che a qualche avvocato non venga in mente di utilizzare i propri praticanti a costo zero come investigatori”. Secondo Alberto Paoletti il detective del futuro è un manager che conosce tutto e che per poter lavorare si avvale di esperti in ogni campo.
Ma, alla fine, difendersi con l’aiuto di Perry Mason e di un Paul Drake sempre più tecnologico e preparato, quanto viene a costare?
“Per noi 100mila lire all’ora – continua Alberto Paoletti – ma facciamo già anche il gratuito patrocinio. Sono tanti i casi in cui abbiamo lavorato gratis, a volte anche rimettendoci, perché le persone che aiutavamo non avevano i soldi per pagarci. Per questo la Federpol da tempo ha messo a disposizione una task force di gratuito patrocinio per i non abbienti. Nell’attesa che il legislatore lo estenda anche alla figura professionale degli investigatori privati”.
Problemi da risolvere a parte, i detective fiorentini sono sicuri che la disciplina delle indagini difensive sia un necessario strumento per la ricerca della verità. “Per esempio – fa notare Francesco Spazioni – se durante il processo Tortora un avvocato avesse avuto la possibilità di muoversi come oggi la legge gli consente, come sarebbero finite le cose?”.